Caso Moro (4). Volete indagare? Allora fatelo con coraggio: comportatevi come l’organismo parlamentare di un Paese sovrano

Un’iniziativa coraggiosa al limite della temerarietà, però ingenua e infruttuosa, del deputato 5Stelle Claudio Cominardi è un esempio emblematico di ciò che la Commissione Moro dovrebbe fare per ricostruire un contesto credibile del delitto, ma che purtroppo non potrà mai fare per non disturbare santuari inviolabili. Il parlamentare ha chiesto di ascoltare nientemeno che l’ex potentissimo segretario di Stato americano Henry Kissinger: visto che si trovava in Europa per il raduno del Bilderberg in Austria, gli si poteva chiedere di fare un salto a Roma, a Palazzo San Macuto. La richiesta in sé era tutt’altro che insensata. Il politico americano, infatti, venne accusato dalla signora Eleonora Chiavarelli, vedova di Moro, di aver minacciato di morte il marito, se si fosse spinto troppo oltre nel dialogo con il Pci. L’episodio risalirebbe al 1974. Durante un incontro ufficiale, l’allora segretario di Stato avrebbe detto al leader italiano le seguenti parole: «O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo». Dopo quell’incontro, Moro ebbe un malore. L’episodio è stato confermato in diverse occasioni da Corrado Guerzoni, uno dei più stretti collaboratori del leader assassinato.

 

ELEONORA MORO DURING THE PROCESS MOOR...ROMA 1978 Nov 10 - ELEONORA MOOR DURING THE PROCESS MOOR p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

ELEONORA MORO DURING THE PROCESS

 

Una frase, da sola, non basta per ipotizzare qualche responsabilità di Kissinger, come pure qualcuno ha fatto in modo maldestro. Perché una frase estrapolata dal suo contesto è sempre di difficile e ambigua interpretazione. Parole simili, per esempio, le disse Francesco Cossiga, quand’era presidente della Repubblica, a Luciano Violante, durante un incontro privato al Quirinale. Era il 1990. Caduto il Muro di Berlino, l’esponente del Pci (si chiamava ancora così, allora) non voleva chiudere la guerra fredda italiana con una semplice stretta di mano, e interpretò quelle parole come una minaccia fisica del Capo dello Stato contro la sua persona. Dal punto di vista di Cossiga, invece, voleva essere solo un bonario, paterno avvertimento sui rischi a cui si sarebbero esposti coloro che avessero continuato ad evocare “i fantasmi” della Prima Repubblica in sede giudiziaria. E infatti, si è visto che cosa accadde dopo.

Tuttavia, dal momento che il Parlamento ha deciso di riaprire le indagini sulla fine di Moro e supponendo che non lo abbia fatto solo per soddisfare esigenze di visibilità di qualcuno, bisogna indagare sul serio e a 360 gradi. Quindi, la Commissione avrebbe l’obbligo di accertare innanzitutto se quella frase fu davvero pronunciata. E se fu pronunciata, di chiamare l’ex segretario di Stato a spiegare che cosa intendeva dire: perché Moro avrebbe dovuto rischiare la vita? e da quali parti sarebbero potuti arrivare i pericoli? Ma l’ingenuo Cominardi ha preso troppo sul serio il mandato ricevuto e, con la sua richiesta, si è esposto ai frizzi e ai lazzi dei suoi colleghi “investigatori”. E dello stesso Kissinger, suppongo.

Il deputato, però, non si è dato per vinto. Si è ricordato del famoso miracolo del Profeta- “Se la montagna non viene a Maometto, è Maometto che va alla montagna”- e domenica scorsa è andato in un B&B di Innsbruck, a due passi dall’hotel dove i soci del Bilderberg svolgevano la loro funzione. Ma il miracolo non c’è stato: «Nonostante le telefonate alla Farnesina e all’ambasciata americana non è stato possibile mettersi in contatto con Kissinger», ha scritto nel suo blog (www.claudiocominardi.it). Il grillino è testardo. Non si è dato per vinto. E approfittando della permanenza di Kissinger in Europa (era all’accademia americana di Berlino per premiare il nostro ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), è tornato alla carica, adottando una nuova tattica: «Visti i precedenti, immagino che Kissinger non verrà mai a riferire in commissione Moro. (…) A questo punto non ci rimane altro da fare che rivolgergli delle domande a mezzo stampa…»
In tutta franchezza, dubito che le risposte arriveranno. Neanche se il giovane parlamentare decidesse di darsi fuoco davanti all’ambasciata Usa di Via Veneto. Ma intanto, Cominardi è diventato lo zimbello di giornali che trovano più agevole sparare sulla croce rossa, piuttosto che fare le pulci a qualche potente. Diciamola tutta, l’onorevole un po’ se l’è cercata: non ci si muove in modo così maldestro!

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Resta però un problema. Finchè ci si diverte con il laser scanner o altre sofisticatissime diavolerie, ti lasciano fare. Finchè giochi con le slide o con i disegnini di Mario Moretti spacciati per documenti eccezionali, nessuno ti disturba. Finchè cerchi qualche malavitoso o qualche agente segreto o qualche politico italiano tra i possibili complici brigatisti, vai tranquillo. Insomma, finchè resti in Italia, nessuno ti rompe le balle. Ma se provi appena ad allungare lo sguardo oltre i confini nazionali per allargare la scena del caso Moro, allora cominciano i guai. Scatta immediatamente la macchina della propaganda, oggi attiva ancora più di ieri, che ti ridicolizza tanto per cominciare. Ma se insisti, arriva anche il resto.

Pongo allora delle domande al presidente Giuseppe Fioroni e agli altri membri della Commissione. Credete davvero che si possa ricostruire in modo decente il caso Moro senza prendere seriamente in considerazione anche lo scenario internazionale? Lo so che non lo pensate. Però di fatto agite come se lo pensaste. Perché i più avvertiti di voi sanno benissimo qual è il limite che non si può superare. Volete indagare? Bene, perbacco! Ma fatelo sul serio, con coraggio e fino in fondo: disubbidite ai vincoli internazionali, agli obblighi imposti da accordi e trattati di pace, sfondate i muri di gomma italiani, comportatevi come l’ organismo del Parlamento di un Paese sovrano che vuole sapere perché il corso della sua storia, a un certo punto, è stato deviato dal cadavere eccellente di Aldo Moro. Ma se non ve la sentite, lasciate perdere: non prendete in giro gli italiani facendo credere loro che state cercando la verità.

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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