Intollerabile la retorica dello Stato sulla memoria, perchè è memoria priva di verità

Oggi, 25 anni fa, Paolo Borsellino. Ricordare è fondamentale. La memoria è presente e futuro. Pure la verità lo è. Si può morire anche di eccesso di retorica. Dunque, il modo migliore per ricordare servitori dello Stato come Borsellino, Falcone, Chinnici, Dalla Chiesa, La Torre, Mattarella  e i tanti altri caduti per mano della mafia (e per non farli morire una seconda volta) è saldare il debito di verità nei confronti loro e dell’opinione pubblica del nostro Paese. Le inchieste giudiziarie servono. Ma non bastano. Per far comprendere agli italiani le ragioni per le quali molti hanno sacrificato la loro vita, bisogna avere il coraggio di dire che cos’è stata la Sicilia durante la guerra e soprattutto dopo. Come e perchè si è formata quella zona grigia dell’alto potere mafioso. Quale ruolo quell’area ha avuto nella guerra non ortodossa contro il comunismo e nel mantenimento degli equilibri della guerra fredda. E perché, dunque, ha goduto per decenni dell’impunità.

Qualcuno ha invocato un “pentito di Stato”. In un certo senso ha ragione. E’ intollerabile la retorica dello Stato sulla memoria. Perché è memoria priva di verità storica, e quindi è vuota. Oggi i massimi vertici istituzionali del Paese (presidente della Repubblica e presidente del Senato) sono siciliani. Siciliano è anche il ministro degli Esteri. Se vogliono, possono compiere tutti i passi necessari per aprire porte ancora blindate.

Fasaleaks

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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