L’Aquarius, Salvini, Macron e l’impennata “nazionalista” e filogovernativa di una parte della stampa italiana

Chi scrive denuncia da anni, attraverso i suoi libri e spesso nel totale silenzio della stampa, le pesanti ingerenze nella politica italiana da parte di paesi “amici”-“alleati” disturbati dalle posizioni di influenza conquistate dall’Italia dopo la seconda guerra mondiale nello scenario europeo, mediterraneo e terzomondista. Perciò saluta con soddisfazione l’impennata di “orgoglio nazionale” di fronte alle reazioni della Francia contro l’Italia, dopo la vicenda Aquarius. Da parte di alcuni media, però, l’improvvisa baldoria “ultranzionalista” e filogovernativa  è così assordante da destare diffidenza, per non dire sospetti.

Intendiamoci, la posizione del nostro governo è del tutto condivisibile. Già Minniti, del resto, aveva iniziato a correggere la rotta sui migranti. Ma attenzione! Le posizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno bisogno del sostegno di una politica estera seria, altrimenti restano frasi lanciate a vuoto, mere incursioni propagandistiche che alla fine magari porteranno altri voti alla Lega, però nuoceranno all’interesse nazionale del nostro Paese. Ce l’abbiamo una politica estera? E qual è?

Le coordinate naturali della politica estera italiana storicamente non possono che essere l’Europa, il Mediterraneo e il Terzo mondo. Dobbiamo guardare a De Gasperi, a Mattei, a Fanfani e a Moro, non a Orban o a Kurz: senza una bussola, distruggeremo quel poco di influenza internazionale che resta al nostro Paese e renderemo un servizio proprio a Macron (e alla signora May).

Fasaleaks

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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