PERCHE’ GIORNALI E TV, CHE OSPITANO DI CONTINUO CANI E PORCI, NON PARLANO DI “COLONIA ITALIA”?

Ho avuto, tramite il sito della mia casa editrice Chiarelettere, uno scambio epistolare che vorrei condividere con tutti voi.

Un lettore di Colonia Italia (autori, Mario Josè Cereghino e il sottoscritto) mi ha inviato questa mail:

«Gentilissimo
appena finito leggere suo libro “Colonia Italia”. Mi rimane un dubbio: quanto consapevoli dei progetti inglesi giornalisti e politici italiani “assoldati”?
Cordialmente
S.A.»

Gli ho subito risposto:

«Gentilissimo S.A.,

ma perché si firma solo con le iniziali? Credo che su un argomento così delicato si dovrebbe finalmente aprire un dibattito pubblico, con assunzione di responsabilità.

Comunque, la sua domanda è del tutto legittima. Le dirò di più: il suo dubbio è anche il mio. Negli elenchi che pubblichiamo in Colonia Italia compaiono fior di giornalisti e intellettuali che io ho sempre stimato, alcuni di loro sono stati anche miei maestri, essendomi formato sui loro scritti. Per questo, il dubbio è per me ancora più lacerante.

Detto questo, io credo che alcuni sapessero, altri intuissero, altri ancora ne fossero del tutto inconsapevoli. Molti sono ancora in vita, ho chiesto loro pubblicamente di dare una spiegazione, ma finora ho registrato soltanto un silenzio imbarazzato e una sorda ostilità nei confronti miei e del coautore, Mario Josè Cereghino. Io non so che pensare. E lei?

In ogni caso, vorrei dire due cose.

La prima. Cereghino ed io non giudichiamo nessuno, perché tanti, soprattutto in epoca di lotta al fascismo e al comunismo, furono indotti a compiere scelte da nobili motivi: al loro posto, probabilmente lo avrei fatto anch’io. Noi ci limitiamo a raccontare: in un paese libero, è ancora possibile farlo senza essere condannati alla gogna o alla damnatio memoriae?

La seconda. Tutto sommato, sapere se quei personaggi ne fossero al corrente o meno, è un problema secondario rispetto al principale: e cioè, l’esistenza nel nostro paese di una poderosa macchina della propaganda occulta britannica che ha usato canali segreti e quindi a volte anche strumenti inconsapevoli. Non è un problema da poco, questo. Perché se è vero che in certe fasi storiche quella macchina è stata usata nella lotta al fascismo e al comunismo, il più delle volte è stata impiegata invece contro l’interesse nazionale del nostro Paese e a tutto vantaggio di quello britannico. Poiché quello che è scritto nel libro è interamente documentato (le prove provengono tutte dagli archivi di Stato inglesi!!!!), trovo davvero curioso, per usare un termine gentile, che dell’argomento non si sia mai parlato in Tv e nei grandi giornali, che ospitano di continuo –e mi perdoni se questa volta sarò meno gentile- cani e porci. Io non so che pensare. E lei?

Giovanni Fasanella»

Dopo qualche minuto ho ricevuto una sua nuova mail. Eccola:

«Gent.mo dott. Fasanella

mi chiamo Sandro Arcais e le iniziali sono spiegabili con il limite dei caratteri imposti dal sito che mi ha costretto allo stile telegrafico. Inoltre pensavo che il nome e cognome sarebbe stato aggiunto dal sistema (mi sembra di ricordare che il sistema li richiedesse).

Grazie per la sua lunga risposta. Ne approfitto per aggiungere qualche mia impressione.

La lettura dei suoi due lavori mi ha profondamente impressionato. Anche io sono cresciuto a “strage di stato” e “cia”, e i suoi testi mi hanno aperto scenari totalmente diversi. Di più: mi hanno rivelato che anche io sono stato manipolato in profondità. Pensavo di essere scaltro e invece mi sono ritrovato stupido. Una bella e necessaria lezione di umiltà: mai pensare di non essere manipolabili. Chi detiene il monopolio dell’informazione impone il suo racconto, e siccome non possiamo stare senza racconti e spiegazioni, ci facciamo bastare quello che ci passa il convento. Lei mi ha rivelato che “il convento” era una agenzia di propaganda coadiuvata da un buon numero di “quinte colonne” (magari dovremmo cominciare a chiamare le cose come stanno: “traditori”).

Questa rivelazione è venuta dopo un altro “risveglio”, quello relativo alla vera natura della classe dirigente che ci ha portato nell’Euro. Io non so cosa ne pensa in proposito, ma vedo una certa coerenza tra il quadro che lei ha disegnato e il contesto interno e internazionale che hanno determinato il nostro ingresso in questa macelleria sociale che si è rivelata essere l’Ue. Anche in questo caso io ormai penso ai vari Prodi, Amato, “nonno” Ciampi, D’Alema, Veltroni e company, semplicemente come a dei traditori che hanno venduto ai poteri economici europei i lavoratori italiani che dicevano di rappresentare e difendere contro Berlusconi (che paradossalmente era il più “italiano” di tutti).

Perché delle cose da lei scritte non se ne parla? La mia ipotesi (ma sì, diciamolo: certezza) è che il contesto di servilismo e “quintocolonnismo” da lei disegnato persista tuttora. Siamo il terreno di una guerra sorda tra poteri stranieri (inglesi e americani da una parte, francesi e tedeschi dall’altra) per la nostra conquista. Ricorda la perdita di indipendenza degli stati italiani agli inizi del Cinquecento? Ecco, una cosa del genere.

Per concludere una proposta. Io sono un insegnante di un istituto tecnico di Oristano e collaboro in modo discontinuo con il locale Centro Servizi Culturali. Potrei organizzare un incontro con i ragazzi e un incontro pubblico per il Centro in cui lei presenta i suoi lavori. Magari potrei sondare la possibilità di organizzare una serie di incontri nelle quattro province sarde. Sarebbe disposto nel caso ad attraversare il mare per tenere questi incontri?

In alternativa, esistono anche le teleconferenze.

La saluto cordialmente

Sandro Arcais»

Ho chiesto a Sandro Arcais l’autorizzazione a rendere pubblico questo scambio epistolare. E dopo aver avuto il suo consenso, ecco la mia risposta:

«Caro Sandro,

attraverserei gli oceani infiniti per far conoscere i risultati delle lunghe ricerche mie e di Mario Josè Cereghino innanzitutto agli studenti: è su di loro che bisogna investire per sperare in un futuro migliore.»

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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