Quanto è complicato il caso Moro? Vi aspetto oggi alla Biblioteca Europea di Roma

Quanto è complicato il caso Moro? Lo capirete leggendo “Il Puzzle Moro”, l’ultimo libro di Fasaleaks, uscito lo scorso 8 marzo e già in ristampa. E’ interamente basato su ricerche negli archivi americani e inglesi, atti di commissioni parlamentari d’inchiesta, fonti giudiziarie e storiografiche, memorialistica di alti diplomatici, testimonianze di uomini di Stato, investigatori, agenti segreti, ex brigatisti,  vittime  e familiari di vittime del terrorismo raccolte dall’autore nell’arco di 40 anni di attività giornalistica. Ecco l’incipit del libro:

(L’ex brigatoista rossa Adriana Faranda)

«In tutta onestà, Adriana, a tanti anni di distanza, te la sentiresti di dire che la storia del caso Moro e delle Brigate rosse si esaurisce nella tua storia personale, quindi nelle tue conoscenze?» Adriana Faranda è un’ex brigatista. Faceva parte della colonna romana. E con il suo compagno Valerio Morucci partecipò all’operazione Moro. A chi scrive, è capitato di conoscerla e di scambiare con lei qualche punto di vista. «No. In tutta onestà, non posso dirlo. Non posso escludere che sia accaduto qualcosa sopra le nostre teste che non sappiamo» è stata la sua risposta. Molto sincera. Come sicuramente lo erano le motivazioni che spinsero lei e tanti ragazzi della sua generazione a compiere scelte estreme. Forse la Faranda non ha raccontato ai magistrati tutto quello che sapeva. Eppure, un’ex brigatista che ammette di non sentirsi l’ombelico dentro cui si esaurisce la complessità della storia, e non esclude che le sue pulsioni rivoluzionarie, per quanto genuine, possano anche essere servite per il compimento di un disegno esterno all’organizzazione, è davvero merce rara.

Miguel Gotor, invece, è uno storico. Un accademico che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con il caso Moro. Attraverso

(Lo storico Miguel Gotor)

uno studio filologico molto accurato sulle lettere e sul memoriale che lo statista democristiano scrisse nella prigione brigatista, ha ricostruito non solo il punto di vista dell’ostaggio durante quei cinquantacinque giorni, ma anche molte delle manovre che si svolsero all’esterno. Una rarità pure questa, se si

considera che nel mondo storiografico italiano l’investigazione è vista come fumo negli occhi. Un vizio «dietrologico» dal quale stare alla larga, specie quando si affrontano argomenti ancora molto sensibili. Senatore, Gotor ha fatto parte anche dell’ultima commissione parlamentare d’inchiesta. Ma senza nutrire grandi speranze sulla possibilità di giungere a una conclusione soddisfacente, visto che sono trascorsi ormai quarant’anni dai fatti e il metodo adottato  è quello tipico della polizia giudiziaria: troppo angusto dopo tanti anni, per una vicenda complessa che richiede letture su più piani. Durante un dibattito pubblico, gli abbiamo chiesto se fosse in grado – sulla base delle conoscenze finora acquisite da tutte le fonti disponibili, e quindi non solo parlamentari o della magistratura – di proporre una chiave interpretativa secondo lui più vicina alla realtà. Telegrafica ma efficace, la sua risposta: «La cornice in cui leggere il caso Moro è senza dubbio quella di un paese che ha perso la Seconda guerra mondiale, ma ha vinto il dopoguerra, facendosi troppi nemici». Un paradosso, certo. Ma a che servono i paradossi, se non a spiegare con poche parole situazioni molto complicate?

E quanto è complicato il caso Moro? (…)

 

 

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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