Quarta ristampa di “Italia Oscura”, dopo le nove di “1861”. Essì, «i briganti vanno di moda». Parola di un incallito cavouriano

Una buona notizia per i tanti amici e lettori che mi hanno scritto protestando perché non trovavano “Italia Oscura” nelle librerie e su Amazon: il libro è stato appena ristampato, per la quarta volta. E’ un buon risultato di per sé. Se poi si tiene conto che è un’edizione omnibus di due vecchi volumi (“1861” e “Intrighi d’Italia”) che a suo tempo erano giunti rispettivamente alla nona e alla terza edizione, penso che si possa dire senza esagerazione che il libro/i libri continuano a riscuotere successo. Di questo sono molto grato ai tanti lettori che provano un sano fastidio per la storia edulcorata, buona per i bimbi che hanno paura del buio e per questo hanno bisogno di dormire con le candele accese, non certo per gli adulti responsabili e in grado di affrontare anche le verità più dolorose. Davvero, grazie di cuore a tutti!

(Il capo brigante lucano Francesco Fasanella detto “Tinna”. Fucilato dai piemontesi nel 1866 e poi decapitato, la sua testa è conservata ancora oggi al museo Lombroso di Torino)

Ma come, adesso «vanno di moda i briganti invece di onorare i grandi “Padri della Patria”?», mi ha scritto qualcuno citando cose lette non so bene dove. Stupidaggini, caro amico! Non si esalta il brigantaggio. Si rende semplicemente giustizia a chi non l’ha mai avuta per oltre un secolo e mezzo. I briganti meridionali dell’era post unitaria sono sempre stati trattati come feroci criminali. Alcuni lo erano, certo. Ma costa tanto riconoscere che lo erano diventati dopo aver sperimentato sulla propria pelle (e quella dei propri figli, genitori, mogli e sorelle) che i Savoia erano più brutali dei Borbone? Nostalgia del Regno delle due Sicilie? No, semplice senso della giustizia. Parola di un incallito cavouriano.

Fasaleaks

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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