“E’ TORNATO”-2: Duce, ricordate il senatore Agnelli, “Giovanni della Banda Nera”?

(A cura di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella)

Un film sulla “resurrezione” di Benito Mussolini pare che stia alimentando una vera e propria “duce-mania” in una parte dell’opinione pubblica italiana di centro-destra, che torna ad invocare  l’”Uomo della provvidenza” per rimettere in sesto la decrepita Repubblica. Che l’Italia sia da risistemare è fuor di dubbio: negarlo sarebbe da incoscienti. Ma pensare che a curarla possa essere un altro Mussolini è proprio da pirla: abbiamo già dato.

 

Torino, 4 ottobre 1930. Un certo “Ing. Cesare Rosenz” scrive a Mussolini, suggerendogli di guardarsi bene dal senatore Giovanni Agnelli, il presidente della Fiat:

[…] Non creda, Eccellenza, che il sen. Giovanni Agnelli sia uno stinco di santo. Tutt’altro. […] Il cav. Giovanni Agnelli – che già per truffe e per falsi [in bilancio] era comparso dinanzi al Tribunale di Torino, e che deve la sua assoluzione a quel mafioso siciliano che risponde al nome di Vittorio Emanuele Orlando, ex ministro… edotto dal passato – nelle sue losche speculazioni si comportò sempre da astuto camaleonte, facendo agire i suoi messi e satelliti, fra cui essenzialmente il famigerato avvocato Umberto Turletti, che si convertì pure nel suo più fedele sicario per tutte le personali vendette ch’egli, sen. Agnelli, intese e volle fare contro tanti altri industriali che onestamente si erano opposti alle sue cupidigie.

Le dirò di più, Eccellenza, che il sen. Agnelli è tutt’altro che un sincero fascista e, parlando con il sen. Cattaneo, di Lei un giorno ebbe a dire: “Mussolini è un polipo che bisogna lasciarlo morire nel suo unto e bisciuto brodo”. Giudizio che ho sentito io che, per caso, mi trovavo nell’anticamera dell’ufficio del sen. Cattaneo.

[Giovanni Agnelli] si dimostra fascista per paura e per interesse, ma è tuttora in relazione intima con il difensore della mafia siciliana dell’on. Orlando, di cui Ella non avrà dimenticato il discorso che il medesimo pronunciò durante un comizio elettorale in difesa dei mafiosi e contro il di Lei governo, chiamandolo e definendolo “Governo messicano”.

Non soggiungo altro contro questi ladri che – coadiuvati da esperti ragionieri, avvocati, ingegneri – fa formare con essi una vera “Banda Nera”. […]*

 

NOTA

*Documento della collezione privata del Duce trovata negli archivi nazionali britannici di Kew Gardens. E’ fra i tanti che, per ragioni di spazio, non abbiamo potuto usare per il libro Tangentopoli Nera, di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, pubblicato da Sperling&Kupfer nel 2016.

 

Puntate precedenti:

“E’ TORNATO”-1: Duce, ricordate la barzelletta su Hitler e i 12 gerarchi?

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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