«In un attimo sentii dei colpi di pistola rimbombarmi nelle orecchie». La storia di Adriano Sabbadin, il figlio di una delle vittime di Cesare Battisti -2

La storia di Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ucciso da Cesare Battisti il 16 febbraio 1979, è tratta da “I silenzi degli Innocenti”, il libro che per la prima volta ha dato la parola aille vittime del terrorismo e ai loro familiari. Scritto da Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, è stato pubblicato dalla Bur-Rcs nel 2006.

 (Continua dalla prima puntata)

(Adriano Sabbadin)

Dopo una settimana, era la vigilia di Natale, piazzarono una cassetta di tritolo sotto il portico del negozio. Saltarono tutte le vetrate, comprese quelle delle finestre delle case vicine. I vetri continuarono a scricchiolarci sotto le scarpe fino alla prima neve. Non ci furono rivendicazioni, né per la rapina, né per la bomba. Perciò pensammo a episodi di delinquenza comune, bravate di ragazzi del posto. La politica era così lontana dal nostro orizzonte!

Il 31 dicembre, proprio la notte di San Silvestro, ricevemmo una telefonata minatoria a casa: dicevano che entro la mezzanotte saremmo morti tutti quanti. Chiamammo le forze dell’ordine e ci allontanammo in fretta. Ma non accadde nulla. E andò bene ancora per qualche mese: né bombe, né minacce, né altro. Però continuavamo a non sentirci tranquilli, vivevamo in un incubo in cui ogni ombra era fonte di paura.

Il 15 febbraio del 1979, due mesi dopo la rapina e il giorno prima del suo assassinio, mio padre era molto agitato. Temevaqualcosa e decise di mettere

(Lino Sabbadin)

una cella frigorifero in casa, per tenere lì la carne, ed evitare di portarla tutta giù in negozio. Eravamo convinti che volessero rubarcela, per questo volevamo toglierne quanta più possibile dalla macelleria.

Quando stavo per chiudere, verso l’una, vidi una macchina passare lentamente davanti al negozio, con alcuni ragazzi a bordo. Ma, al momento, non gli diedi peso eccessivo.

Il giorno dopo, nel pomeriggio, chiesi a mio padre –ancora indaffarato nella costruzione della cella frigorifero- di venire giù in negozio perché dei clienti avevano bisogno di alcuni tagli più grossi, e io non ero in grado di darglieli.

Erano circa le 16.30. Mio padre, aiutato da mia madre, stava servendo dei clienti, una coppia con una bambina piccola, avra avuto due o tre anni. Io ero al telefono, stavo chiamando una ditta fornitrice perché mi ero accorto che avevamo bisogno di alcuni tagli di carne e volevo che ce li portasse. Proprio in quell’istante notai di nuovo un’auto che passava lentamente davanti al negozio. Era la stessa che avevo visto il giorno precedente. In un attimo sentii dei colpi di pistola rimbombarmi nelle orecchie.

(Continua…)

La storia di Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ucciso da Cesare Battisti-1

Giovanni Fasanella, giornalista. Ex notista politico dell’Unità, poi quirinalista e cronista parlamentare di Panorama. Ora, per fortuna mia e dei giornali per i quali ho lavorato (e per sfortuna dei lettori), scrivo solo libri e curo questo blog. Mi occupo del “non detto” della storia italiana. Non detto perché imbarazzante e perché imposto dalla ragion di Stato o dai vincoli dei trattati internazionali firmati dal nostro Paese dopo la Seconda guerra mondiale. È un lavoro impopolare, ma qualcuno deve pur farlo. Frequento archivi italiani e, con l’aiuto determinante di un eccellente ricercatore come Mario Josè Cereghino, mi sto appassionando sempre più agli archivi britannici.Detesto i dietrologi: incapaci di inquadrare i fatti nei loro contesti, attribuiscono tutto a disegni demoniaci. Detesto ancora di più gli anticomplottisti: pur di non risalire ai contesti, cancellano anche i fatti. Il mio approccio: i fatti non separati dai contesti. Storico-politici e geopolitici. Seguimi su Twitter @GioFasanella o su BBC History

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